Restauriamo: il Museo Diocesano al centro del recupero e della valorizzazione degli Scarabattoli e dell’Ecce Homo

Novembre 2028
Museo Diocesano Sede Catanzaro

Il patrimonio artistico delle chiese di Catanzaro si presenta come un insieme prezioso di opere spesso collocate lontano dallo sguardo diretto dei fedeli e dei visitatori, ma capaci di raccontare secoli di storia, fede e cultura. In questo contesto si inserisce il progetto “Restauriamo: i tesori dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace”, che ha riportato alla luce un nucleo straordinario di opere in cera policroma: i quattro Scarabattoli della Basilica dell’Immacolata e l’Ecce Homo della chiesa della Madonna del Carmine.

Il percorso che ha condotto a questo importante intervento affonda le sue radici già nel 2014, quando le opere vennero nuovamente segnalate all’attenzione della comunità scientifica e culturale per il loro straordinario valore artistico e per le condizioni conservative che ne limitavano la piena leggibilità. Gli Scarabattoli, montati in apposite teche lignee e vetrate e collocati in posizione elevata lungo le navate della Basilica dell’Immacolata, risultavano difficilmente fruibili, mentre l’Ecce Homo versava in condizioni conservative particolarmente critiche, tali da comprometterne l’esposizione.

La crescente attenzione culturale e divulgativa ha contribuito a creare le condizioni per un percorso condiviso di tutela, che ha visto il coinvolgimento della Delegazione FAI di Catanzaro e delle istituzioni ecclesiastiche e culturali del territorio, aprendo la strada a una concreta progettualità di restauro e valorizzazione.

Le opere, realizzate tra XVII e XVIII secolo, costituiscono un eccezionale esempio di ceroplastica barocca. I quattro Scarabattoli sono attribuiti con certezza alla suora e artista napoletana Caterina De Julianis, formatasi nella tradizione dei ceroplasti partenopei e autrice di un linguaggio figurativo di straordinaria raffinatezza. Le scene della Natività, dell’Adorazione dei Magi, del Tempo e del Compianto sul Cristo restituiscono un universo iconografico ricco di simboli, emozioni e riflessioni profonde sul mistero della vita e della morte.

Accanto a essi si colloca l’Ecce Homo in cera del XVII secolo, opera di intensa forza devozionale, per la quale tuttavia non è possibile stabilire con certezza l’attribuzione autoriale, pur riconducendola alla medesima tradizione artistica partenopea.

Il progetto è stato promosso dall’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, con il coordinamento del Museo Diocesano diretto da don Maurizio Franconiere, che ha svolto un ruolo centrale non solo nella gestione scientifica e organizzativa, ma anche nella successiva fase di valorizzazione e fruizione pubblica delle opere.

Determinante è stato il sostegno della Delegazione FAI di Catanzaro, rappresentata da Gloria Samà, e del Circolo di Cultura “Augusto Placanica”, guidato da Venturino Lazzaro, che hanno contribuito in modo decisivo alla promozione dell’iniziativa e alla raccolta dei fondi necessari al restauro. A questo sistema di collaborazioni si sono affiancati il Sant’Anna Hospital di Catanzaro, che ha messo a disposizione avanzate tecnologie diagnostiche come TAC, radiografie e imaging multispettrale, l’Associazione Concentrica e diversi operatori culturali e studiosi del territorio.

Le operazioni di restauro, autorizzate dalla Soprintendenza competente, sono state eseguite dalla ditta Giuseppe Mantella Restauri in regime di “cantiere aperto”, una scelta fortemente innovativa che ha permesso alla cittadinanza e alle scuole di seguire da vicino le fasi dell’intervento, trasformando il restauro in un’esperienza pubblica di conoscenza e partecipazione.

Accanto all’attività scientifica e conservativa, il progetto ha avuto una forte ricaduta educativa. Numerosi studenti delle scuole del territorio hanno partecipato alle visite del cantiere e alle attività di approfondimento, assumendo il ruolo di apprendisti ciceroni e contribuendo a rendere il processo di restauro un’esperienza condivisa di formazione e crescita culturale.

Il ruolo centrale del Museo Diocesano

Elemento fondamentale dell’intero percorso è stato il Museo Diocesano di Catanzaro, diretto da don Maurizio Franconiere, che ha rappresentato non soltanto il centro di coordinamento del progetto, ma anche un luogo attivo di conservazione, studio e valorizzazione del patrimonio artistico diocesano.

Al termine del restauro, gli Scarabattoli sono stati temporaneamente esposti presso il Museo Diocesano di Arte Sacra (MUDAS), trasformando lo spazio museale in un punto di riferimento per la fruizione pubblica delle opere restaurate. In questa fase il museo ha accolto numerosi visitatori, con particolare attenzione alle scuole del territorio, che hanno potuto osservare da vicino i capolavori recuperati.

Le attività di mediazione culturale, curate anche grazie al coinvolgimento degli studenti come apprendisti ciceroni, hanno reso il museo un luogo vivo e partecipato, rafforzando il legame tra patrimonio, comunità e nuove generazioni.

La restituzione alla città

Dopo un accurato intervento multidisciplinare, le opere sono state ufficialmente restituite alla città il 30 novembre 2018, nella Basilica dell’Immacolata, in una cerimonia molto partecipata che ha segnato la conclusione del restauro e l’inizio di una nuova fase di piena fruizione pubblica.

Oggi gli Scarabattoli e l’Ecce Homo tornano a essere leggibili e accessibili, non solo come straordinarie testimonianze dell’arte ceroplastica tra Sei e Settecento, ma anche come simboli di un percorso condiviso di tutela, ricerca e valorizzazione.

Il Museo Diocesano si conferma così come punto di riferimento essenziale per la conservazione del patrimonio sacro dell’Arcidiocesi: un luogo in cui la memoria si custodisce, si interpreta e si trasmette, diventando esperienza viva per la comunità e per le nuove generazioni.

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